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Fatima, i segreti e l’anticomunismo: come una visione del 1917 è diventata un mito politico del Novecento

Il 13 maggio 1917, in un prato della Cova da Iria, vicino a Fátima, tre bambini — Lúcia dos Santos e i cugini Francisco e Jacinta Marto — dissero di aver visto una figura luminosa che identificarono con la Vergine Maria. Da quel momento, una vicenda nata in un angolo rurale del Portogallo cominciò a trasformarsi in uno dei più potenti racconti religiosi e politici del secolo scorso, ben oltre la sfera della devozione popolare. La Chiesa cattolica avrebbe poi riconosciuto ufficialmente quelle apparizioni nel 1930, e il santuario di Fátima sarebbe diventato uno dei luoghi di pellegrinaggio più frequentati del mondo cattolico.

Le apparizioni del 1917 furono sei, tra maggio e ottobre, e già dall’inizio furono accompagnate dall’idea che la Vergine avrebbe rivelato ai bambini alcuni segreti, messaggi sul destino del mondo e sulla guerra che stava imperversando in Europa. Nella versione poi fissata da suor Lúcia nei suoi memoriali, il secondo segreto conteneva il celebre passaggio sulla Russia che avrebbe “diffuso i suoi errori nel mondo”, una formula destinata a diventare, nel pieno del Novecento, una delle espressioni più efficaci dell’immaginario cattolico anticomunista.

La giornata decisiva fu il 13 ottobre. Quel giorno, migliaia di persone accorsero a Fátima dopo che i bambini avevano annunciato un nuovo segno della Vergine. Nacque così il cosiddetto “miracolo del sole” con la stella che, davanti agli sguardi sbigottiti delle migliaia di astanti, sembrava, cambiando colore, avvicinarsi alla terra. La Chiesa non ha mai imposto una spiegazione fisica del fenomeno, ma nel 1930 lo dichiarò “degno di fede” nel quadro del riconoscimento complessivo delle apparizioni. Per i credenti, quel prodigio fu la conferma pubblica di una rivelazione mariana; per altri, si trattò di un fenomeno ottico, atmosferico o psicologico amplificato dall’attesa collettiva. Gli stessi resoconti dei testimoni non coincidono perfettamente; non tutti videro la stessa cosa, alcuni parlarono di una danza del sole, altri di luci colorate, altri ancora non notarono nulla di eccezionale.

Nel corso degli anni Quaranta e poi della Guerra fredda il culto di Fátima fu progressivamente incorporato in una più vasta cultura anticomunista. In Portogallo, questa rilettura si intrecciò con il regime di António de Oliveira Salazar, che fece del cattolicesimo uno dei cardini dell’identità nazionale. Fátima diventò allora non solo un luogo di pellegrinaggio, ma una specie di altare civico, dove religione, conservatorismo e anticomunismo finivano per rafforzarsi a vicenda.

Le connotazioni anticomuniste di Fatima si intensificarono quando il 13 maggio 1981 papa Giovanni Paolo II ne divenne un fervente sostenitore Mentre si trovava sulla sua papamobile in Piazza San Pietro fu colpito da due proiettili a distanza ravvicinata. Nonostante l’arresto dell’attentatore, persistettero teorie secondo cui dietro il tentato omicidio ci fossero i russi. Il Papa, nella sua autobiografia del 2005, affermò che “qualcun altro aveva orchestrato l’attentato“. Ed è vero che per la leadership sovietica, il papa polacco era un avversario, soprattutto per il suo sostegno al movimento di Solidarność. In alcuni documenti emersi nel tempo, e in ricostruzioni successive basate anche su archivi dell’Est Europa e fonti americane declassificate, è affiorata l’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi del blocco sovietico nel tentato assassinio del 13 maggio, anche se Mosca ha sempre respinto queste accuse.

Papa Giovanni II attentato
Papa Giovanni II divenne un fervente sostenitore di Fatima dopo il tentato assassinio del 1981 | Foto: Getty Images)

Il fatto che l’attentato fosse avvenuto proprio il 13 maggio, anniversario della prima apparizione del 1917, ebbe per Giovanni Paolo II un significato decisivo. Il papa attribuì la propria sopravvivenza all’intercessione della Madonna di Fátima e da quel momento legò in modo indissolubile la propria vicenda personale al santuario portoghese, al punto che uno dei proiettili estratti dal suo corpo fu incastonato nella corona della statua della Vergine.

Fu in questo clima che si riaccese l’ossessione per il cosiddetto terzo segreto di Fátima. Scritto da suor Lúcia nel 1944 e custodito in una busta sigillata, fu letto da Giovanni XXIII nel 1959, da Paolo VI nel 1965 e da Giovanni Paolo II dopo l’attentato. Ma per decenni non fu reso pubblico, e proprio questa lunga segretezza alimentò un’impressionante macchina di fantasie apocalittiche. Si immaginò di tutto: guerre mondiali, catastrofi cosmiche, crisi terminali della Chiesa, punizioni divine. Quando il testo fu finalmente diffuso nel 2000, il Vaticano avvertì quasi con ironia preventiva che molti sarebbero rimasti delusi: “non viene svelato alcun grande mistero, né viene svelato il futuro”, scrisse Ratzinger.

Eppure, anche dopo il 2000, la lettura politico-profetica non si è mai davvero esaurita. Per molti credenti non fu una coincidenza che, dopo la consacrazione del mondo e della Russia al Cuore Immacolato di Maria compiuta da Giovanni Paolo II nel 1984, l’Unione Sovietica avviasse di lì a poco la propria trasformazione con Gorbaciov e la Perestrojka. Gli studiosi più prudenti invitano però a distinguere tra uso politico e origine del messaggio. Michael Carroll, per esempio, ha osservato che le formulazioni più nette sulla “conversione della Russia” si consolidarono nelle rielaborazioni successive di suor Lúcia, e che la Chiesa del dopoguerra utilizzò certamente Fátima nella propria battaglia culturale contro il comunismo, ma attribuire a Fátima un ruolo diretto nel crollo dell’URSS significherebbe semplificare eccessivamente una storia che dipese da altri e più importanti fattori.

In ogni caso, che si creda o meno al carattere soprannaturale delle apparizioni, il loro impatto resta fuori discussione. Quando suor Lúcia morì nel 2005, all’età di 97 anni, il Portogallo proclamò il lutto nazionale. E ancora oggi Fátima continua a essere un polo di attrazione mondiale: nel maggio 2025 circa 270 mila pellegrini si sono riuniti al santuario per commemorare la prima apparizione del 1917. Segno che, a più di un secolo di distanza, quel racconto continua ancora a solleticare l’immaginario di molti.

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