ifab bocca
Foto: Angel Martinez

I vertici del calcio vogliono sanzionare chi si copre la bocca parlando agli avversari. Ecco perché.

Coprirsi la bocca mentre si parla a un avversario potrebbe presto costare un’ammonizione, o forse qualcosa di più. I custodi delle regole del calcio hanno avviato un percorso formale per introdurre una misura disciplinare specifica, con l’obiettivo dichiarato di renderla operativa già prima del prossimo Mondiale.

La decisione è maturata in un clima segnato dall’episodio avvenuto durante lo spareggio di Champions League tra Benfica e Real Madrid, disputato a Lisbona il 17 febbraio, quando il giovane argentino Gianluca Prestianni è stato accusato di aver rivolto espressioni razziste a Vinicius Junior. L’ala del Benfica, vent’anni, si è coperta la bocca con la maglia mentre parlava al brasiliano, rendendo impossibile la lettura labiale e dunque l’immediata verifica del contenuto delle parole. Un’inchiesta della UEFA è tuttora in corso, anche se il giocatore nega di aver pronunciato frasi discriminatorie. L’episodio, tuttavia, ha riacceso un dibattito che da tempo attraversa le stanze del potere calcistico: come impedire che l’occultamento del volto diventi uno schermo dietro cui si consumano offese irripetibili?

Il tema è stato discusso il 28 febbraio in Galles, nel corso dell’assemblea generale annuale dell’International Football Association Board (IFAB), l’organismo che sovrintende alle regole del gioco. L’orientamento emerso è chiaro: individuare strumenti che scoraggino comportamenti ritenuti incompatibili con la trasparenza e con l’etica sportiva.

Mark Bullingham, amministratore delegato della Football Association inglese e membro del board IFAB, ha riconosciuto la necessità di un confronto ampio con le componenti del sistema calcistico, anche se ha ammesso che occorre evitare effetti collaterali inattesi. Non ogni gesto di copertura, infatti, nasce da un intento offensivo. I calciatori proteggono spesso le labbra quando dialogano con compagni, tecnici o avversari, per sottrarre le parole alla curiosità delle telecamere.

Eppure, quando il gesto avviene in un confronto acceso, la sua ambiguità diventa problematica. La partita tra Real Madrid e Benfica ha conosciuto una lunga interruzione proprio per chiarire quanto accaduto tra Prestianni e Vinicius. Il clima si è fatto teso e lo spettacolo ne ha risentito. È in quella frattura che si inserisce la nuova norma.

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Foto: Angel Martinez

Anche la FIFA segue da vicino l’evoluzione del dossier. Il segretario generale Mattias Grafström ha evocato la possibilità di introdurre nuove sanzioni prima dell’inizio del Mondiale di giugno, auspicando un confronto al Congresso FIFA di Vancouver del 30 aprile. Resta da definire la natura della sanzione. Un cartellino giallo? Un’espulsione? O una fattispecie disciplinare autonoma, graduata secondo la gravità del contesto? La questione è tutt’altro che semplice. Trasformare un gesto in illecito formale richiede criteri oggettivi, applicabili con coerenza dagli arbitri, senza aprire spazi a discrezionalità eccessive.

Pierluigi Collina, presidente della Commissione arbitrale FIFA e membro del sottocomitato tecnico dell’IFAB, ha ammesso la complessità del compito. Se la soluzione fosse stata immediata, la decisione sarebbe già stata presa.

Il calcio contemporaneo vive sotto l’occhio permanente delle telecamere ad alta definizione. Ogni gesto è registrato e ingrandito. In questo scenario iper-visibile, il tentativo di sottrarsi allo sguardo pubblico assume un valore simbolico forte. Punire la bocca coperta significherebbe affermare un principio di responsabilità integrale, secondo cui anche le parole – non solo i falli – devono restare esposte alla luce del gioco. È una scelta che tocca la grammatica stessa del campo. E che, se approvata, modificherà non solo il comportamento dei singoli, ma l’idea di trasparenza che il calcio intende offrire al mondo.

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