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Eñaut Zubikarai, il portiere abertzale: tra carcere, infortuni e notti di Champions

Ondarroa è una cittadina di mare, abituata al rumore delle onde e al lavoro dei pescherecci. In una casa affacciata sul porto, all’alba di un giorno del 1989, il silenzio viene interrotto da colpi di pistola sparati in aria durante un’operazione della Guardia Civil. Gli agenti entrano con le armi spianate. Kandido Zubikarai esce dalla camera da letto e si trova davanti uomini in divisa. In salotto c’è Fermin, che lascia cadere la pistola dopo un colpo esploso verso il soffitto. L’operazione riguarda il cosiddetto “Comando Eibar” dell’ETA. Vengono arrestati Kandido, la moglie Iñake e altri militanti. Il figlio Eñaut, cinque anni, viene portato fuori in pigiama mentre i genitori sono ammanettati. È un’immagine che rimane impressa nella memoria familiare e segna l’inizio di una lunga separazione.

La violenza aveva già colpito i Zubikarai. Nel 1980 Jesús María Zubikarai, detto Jhisa, militante di Euzkadiko Ezkerra e indipendentista di sinistra, venne rapito e ucciso a colpi di pistola insieme a Yolanda Martínez. In precedenza era stato arrestato e minacciato da un agente della Guardia Civil. E dopo la morte di tre agenti in un attentato, il clima si irrigidì ulteriormente, anche perché l’omicidio venne rivendicato dal Batallón Vasco Español. Le indagini non individuarono responsabili e il caso rimase senza una verità giudiziaria.

Dopo l’arresto Kandido viene condannato a ventidue anni di carcere per aver dato rifugio a militanti e per il coinvolgimento in un attentato del settembre 1987 in cui muoiono due agenti. Iñake riceve una condanna a tre anni, mentre il figlio va a vivere con i nonni. Kandido sconta la pena nel carcere di Alicante, secondo la politica di dispersione dei detenuti legati all’ETA, che li colloca lontano dai Paesi Baschi. Le visite diventano viaggi lunghi e complessi, così Eñaut cresce di fatto senza la presenza quotidiana del padre.

L’ETA (Euskadi Ta Askatasuna, cioè “Paese Basco e Libertà”) è stata un’organizzazione armata separatista basca nata nel 1959 durante la dittatura di Francisco Franco. Il gruppo si proponeva di ottenere l’indipendenza dei Paesi Baschi attraverso la lotta armata. Nel corso di decenni l’ETA ha compiuto attentati, omicidi e sequestri contro rappresentanti dello Stato, militari, politici e civili, provocando centinaia di vittime. Dopo un lungo declino e varie tregue, l’organizzazione ha annunciato nel 2011 la cessazione definitiva della lotta armata e nel 2018 ha dichiarato il proprio scioglimento.

In questo contesto familiare sviluppa presto una sensibilità politica coerente con quella dell’ambiente in cui è cresciuto, e parallelamente emerge un talento sportivo evidente. È alto, fisicamente strutturato, dotato di buoni riflessi. Viene schierato in porta fin da giovane e si specializza in quel ruolo. Nelle giovanili dell’Aurrera Ondarroa si distingue per continuità e personalità. L’Athletic Club non lo inserisce nel proprio settore giovanile, nonostante la provenienza bizkaina, così è la Real Sociedad a puntare su di lui e a portarlo nella cantera di Zubieta, dove completa la formazione tecnica e tattica.

La carriera, tuttavia, incontra ostacoli fisici rilevanti. Durante un periodo con la squadra juvenil della Real subisce un grave infortunio alla spalla sinistra che richiede un intervento chirurgico e dieci mesi di stop. Dopo il rientro in prestito all’Eibar, un nuovo infortunio alla stessa spalla lo costringe a un’ulteriore lunga pausa. Tornato a San Sebastián, la spalla si lussa per la terza volta. Segue un secondo intervento e un altro anno lontano dal campo.

Nonostante i dubbi sul proseguimento della carriera, decide di continuare. Nel 2008 entra stabilmente nel giro della prima squadra della Real, allora in Segunda División. Debutta il 3 settembre 2008. Alle spalle ha Claudio Bravo e Asier Riesgo, ma riesce a ritagliarsi uno spazio. Nel 2010 la Real conquista la promozione in Primera División alla quale Zubikarai contribuisce con diverse presenze.

Nel 2011 viene ipotizzato un prestito all’Hércules CF. Il trasferimento avrebbe coinciso con la fine della pena di Kandido, detenuto proprio ad Alicante. L’operazione, però, non si concretizza. Ufficialmente per motivi economici, ma secondo altre ricostruzioni i tifosi dell’Alicante hanno opposto il veto, riluttanti a sostenere un giocatore che si vanta dell’appartenenza del padre a un’organizzazione terroristica.

Quando ci interessa un giocatore, guardiamo alle sue qualità, non se è di destra o di sinistra, se gli piacciono gli uomini o le donne.

Comunicato ufficiale dell’Hércules CF

Zubikarai non nasconde le proprie posizioni politiche. Partecipa a manifestazioni per i detenuti baschi e a iniziative pubbliche insieme ad altri familiari. Questo attivismo suscita polemiche nel calcio spagnolo, ma non incide sulla sua permanenza alla Real. Nel frattempo la carriera prosegue. Esordisce in Liga, gioca in Copa del Rey e fa parte della rosa che partecipa alla Champions League. Nel 2014, dopo la partenza di Claudio Bravo, diventa titolare. Successivamente perde il posto con l’arrivo di Gerónimo Rulli.

Decide quindi di trasferirsi in Portogallo, al Tondela, per cercare continuità. La sua traiettoria sportiva risente dei numerosi infortuni giovanili, ma resta significativa per il livello raggiunto. Dopo quasi vent’anni di detenzione, Kandido torna libero. E padre e figlio possono finalmente condividere una quotidianità che per decadi era rimasta sospesa.

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