La miccia si è accesa domenica. L’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho” e leader del Jalisco New Generation Cartel (CJNG), ha innescato una reazione violenta nell’area metropolitana di Guadalajara e in diverse zone dello Stato di Jalisco. Barricate improvvisate, veicoli incendiati, scontri armati con l’esercito. La scena, rimbalzata sui media internazionali, ha inevitabilmente sollevato interrogativi sulla tenuta della sicurezza in vista dei Mondiali del 2026, che il Messico ospiterà insieme a Stati Uniti e Canada.
Guadalajara, in particolare, è al centro del dispositivo organizzativo. All’Estadio Akron, situato a Zapopan, sono in programma quattro partite della fase a gironi tra l’11 e il 26 giugno 2026. Prima ancora, a fine marzo, lo stadio dovrebbe ospitare uno spareggio interconfederale di qualificazione.
Stato d’allerta e misure straordinarie
Le autorità locali hanno dichiarato il livello massimo di allerta. Il governatore di Jalisco, Pablo Lemus, ha sospeso temporaneamente trasporti pubblici, lezioni in presenza ed eventi di massa. Le misure hanno interessato anche il calcio: la Liga MX Femenil ha rinviato il derby tra Guadalajara e América previsto all’Akron.
Nel frattempo, oltre duemila militari sono stati dispiegati nell’area metropolitana. L’obiettivo è ristabilire rapidamente l’ordine e prevenire nuove escalation. Le autorità parlano di un ritorno graduale alla normalità, ma la tensione resta palpabile.
La posizione della FIFA
La FIFA ha seguito gli eventi con apprensione. Nelle ore immediatamente successive agli scontri, fonti interne hanno descritto un clima di forte preoccupazione, alimentato dalle immagini diffuse a livello globale.
L’organizzazione ha poi diffuso una nota ufficiale. La sicurezza, si legge, resta la priorità assoluta. La FIFA ha espresso piena fiducia nei tre Paesi ospitanti e nelle autorità messicane, evitando però di escludere in modo categorico ogni scenario alternativo. Sugli spareggi di marzo, nessuna conferma definitiva: niente commenti su ipotesi o speculazioni.
Dietro le dichiarazioni formali si muove una macchina complessa. Migliaia di biglietti sono già stati venduti per le gare di Guadalajara. I tifosi hanno prenotato hotel a prezzi lievitati e organizzato viaggi con largo anticipo. Spostare le partite significherebbe ripensare logistica, sicurezza, rimborsi, sedi di allenamento. Un’operazione possibile, ma onerosa e politicamente delicata.
Un rischio concreto per i Mondiali?
La domanda resta sospesa. La violenza di queste ore è legata a un evento preciso: la decapitazione del vertice del cartello. In Messico, operazioni di questo tipo producono spesso reazioni immediate e spettacolari. È una dimostrazione di forza, un messaggio diretto allo Stato.
Gli esperti parlano di una dinamica quasi automatica. Colpito il leader, il gruppo risponde con azioni eclatanti per riaffermare presenza e deterrenza. La durata, tuttavia, può essere limitata. Molto dipenderà dalla successione interna al CJNG. Un passaggio di consegne rapido potrebbe stabilizzare la struttura. Al contrario, una frammentazione in fazioni rivali rischierebbe di prolungare l’instabilità.
Colpire i Mondiali non conviene ai cartelli. Le organizzazioni criminali messicane sono imprese ramificate, interessate al controllo di territori e mercati, legali e illegali. Un evento come la Coppa del Mondo attira milioni di visitatori e pertanto moltiplica le occasioni di profitto.
In condizioni normali, mantenere un profilo basso durante un appuntamento globale può risultare più vantaggioso che sabotarlo. Un’escalation diretta contro la manifestazione attirerebbe un livello di attenzione e di presenza militare difficilmente sostenibile nel medio periodo.
Spareggi a rischio trasferimento?
Lo scenario più sensibile riguarda gli spareggi interconfederali di fine marzo. La finestra temporale è ravvicinata e l’obbligo di garantire un ambiente sicuro è stringente. Se la situazione non dovesse stabilizzarsi in tempi rapidi, la FIFA potrebbe valutare soluzioni alternative. Sarebbe una scelta estrema, adottata solo di fronte a indicazioni nette da parte degli apparati di sicurezza.
Per il torneo di giugno 2026, invece, il margine temporale è più ampio. Il governo federale messicano ha già annunciato un rafforzamento strutturale dei dispositivi di controllo, con un massiccio impiego della Guardia Nazionale ed esercito nelle città ospitanti. Guadalajara, che prevede anche un Fan Fest di 39 giorni nel centro storico, dovrà dimostrare di poter reggere l’urto organizzativo e simbolico.
Un banco di prova politico
La posta in gioco supera il calcio. Il Mondiale rappresenta per il Messico un investimento di immagine e prestigio nazionale. Mostrare capacità di controllo, coordinamento istituzionale e tenuta sociale è parte integrante della sfida.
Le prossime settimane saranno decisive. Se la violenza rientrerà nei tempi previsti e l’ordine verrà ristabilito in modo duraturo, Guadalajara potrà presentarsi come città pronta ad accogliere il mondo. In caso contrario, il dibattito su eventuali spostamenti smetterà di essere un’ipotesi teorica e diventerà un dossier concreto sui tavoli della FIFA.







