Si racconta che Merlino sia stato concepito in sogno. O meglio, durante la visita notturna di un Incubo, una creatura demoniaca che, in una notte di nebbia e presagi oscuri, si sarebbe insinuata nel letto di una giovane vergine per generare un figlio. Secondo poeti e amanuensi medievali, non esisteva spiegazione più convincente per giustificare come un uomo potesse avere un corpo mortale e, insieme, poteri sovrumani. L’occultista francese Collin de Plancy, nel suo Dizionario infernale, sosteneva che Merlino fosse il figlio di un silfo, uno spirito dell’aria della tradizione nordica, il quale lo avrebbe iniziato alle scienze occulte. Il poeta borgognone Robert de Boron, nel suo Libro del Graal, lo collocò accanto a Giuseppe di Arimatea e Parsifal, l’eroe arturiano che recuperò il Santo Graal, contribuendo a costruire una mitologia che assume il tono solenne di una narrazione pseudobiblica.
Il suo nome compare anche nello Speculum Historiale di Vincenzo di Beauvais, che lo descriveva come colui che «rivelò molte cose oscure e predisse eventi futuri». Ma per entrare nel cuore della leggenda bisogna guardare agli scritti di Goffredo di Monmouth, il quale intorno al 1130 affermò di aver trovato a Oxford un antichissimo libro in lingua britannica. Da quel testo sarebbero nate prima le Profezie di Merlino, dedicate a un bardo profeta chiamato Myrddin, e poi l’Historia Regum Britanniae, in cui appare Merlinus Ambrosius, veggente capace di visioni e presagi. Eppure, al tempo, la fama di Merlino era già diffusa. Cronisti come Sugeri, Gervasio di Canterbury e il monaco Oderico Vitale parlavano delle sue profezie come di qualcosa di noto, trasmesso da tempo per via orale.
Negli ultimi anni, studiosi gallesi hanno provato a risalire alle origini di questa figura analizzando oltre cento poesie in lingua cymraeg (lingua celtica parlata principalmente in Galles), molte delle quali anteriori all’anno Mille. Da questi testi emerge (oltre alla sorella Gwenddydd, profetessa e collaboratrice ma subito dimenticata, come spesso accade alle donne nella tradizione medievale) un Merlino non stregone di corte, ma un poeta selvatico, innamorato della natura, profeta errante tra i boschi. Un veggente che sembra anticipare una sensibilità ecologica ante litteram, e lontanissimo dal mago di Camelot; più vicino a un eremita inquieto, sospeso tra la tradizione del buon selvaggio e l’ascesi dei santi del deserto. In uno di questi componimenti, Yr Afallennau, Merlino è intento a parlare agli alberi di mele:
Io temo, sono in ansia per voi, che i boscaioli possano venire, tagliare la foresta, scavare fino alle vostre radici e avvelenare i vostri semi.
In un altro componimento della stessa epoca, Yr Oianau, la scena si fa ancora più straniante. Merlino si rivolge con premura a un maiale, mettendolo in guardia dai pericoli del bosco e dalla possibile irruzione di Rhydderch Hael, sovrano ostile, accompagnato dai suoi cani da caccia:
Oh piccolo maialino, oh piccola candida scrofa, non dormire la mattina, non andare a scavare nei boschi nel caso in cui Rhydderch Hael (un re nemico di Merlino) arrivi con i suoi mastini da caccia.
Le fonti più antiche parlano di Myrddin Wyllt, un bardo del VI secolo al servizio del re Gwenddoleu. Dopo la morte del suo signore nella battaglia di Arfderydd, Myrddin avrebbe perso la ragione, rifugiandosi nelle foreste e vivendo come un eremita per decenni. In quel ritiro selvaggio, tra versi oscuri e solitudine, sarebbe nato il suo dono profetico. Nella tradizione celtica, del resto, poesia e preveggenza sono inseparabili. Con il XII secolo, però, il personaggio cambiò volto. Goffredo di Monmouth fuse Myrddin con Ambrosio, il fanciullo senza padre della leggenda di re Vortigern, e ne nacque un nuovo Merlino: figlio di una suora e di un demone, dotato di sapienza sovrumana ma votato al bene. Un compromesso perfetto tra mito pagano e morale cristiana, strumento politico, soprattutto, per i Plantageneti, che governavano i territori su entrambe le sponde della Manica, i quali avevano bisogno di un passato comune che unisse Normanni e Britanni. Artù divenne il re ideale, Merlino il suo profeta e Avalon un luogo reale identificato con Glastonbury.
A dispetto dell’idea diffusa che Merlino fosse un mago, i primi scritti intorno alla sua figura lo descrivono come un poeta e soprattutto come un profeta in grado di predire il futuro dell’isola di Britannia.
David Callander, medievalista dell’Università di Cardiff
Da allora, Merlino non ha smesso più di mutare forma. Robert de Boron lo ha raccontò come architetto di Stonehenge, creatore della Tavola Rotonda, artefice della nascita di Artù. Thomas Malory lo consacrò come mentore supremo, e la letteratura moderna lo ha trasformato ora in truffatore, ora in manipolatore, ora in maestro eccentrico. Il cinema e la televisione hanno fatto il resto.







