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I pattinatori artistici alle prese con il copyright

Alcuni atleti olimpici si sono ritrovati coinvolti in polemiche inattese per la scelta della musica, proprio nel momento più delicato della loro carriera. Per esempio, la coppia canadese, Zachary Lagha e Marjorie Lajoie,ha infiammato il pubblico fin dalle prime note di un medley pop anni Novanta che è rimbombato nell’arena e ha creato entusiasmo puro tra gli astanti. Ma quello che quasi nessuno sugli spalti sapeva è che quelle “botte” sonore erano il risultato di una modifica dell’ultimo minuto. Poche settimane prima, infatti, i due avevano scoperto che la musica prevista inizialmente — un montaggio con alcuni brani degli AC/DC — non era stata autorizzata per rischio di violare il copyright.

A Milano, le norme sulla proprietà intellettuale sono diventate argomento di conversazione quasi quanto le pirouette e i punteggi. Diversi atleti si sono trovati alle prese con controversie sui diritti musicali, a dimostrazione di quanto sia complesso il processo che porta a ottenere le autorizzazioni necessarie. Tra diritti televisivi internazionali, clip diffuse sui social e nuovi strumenti digitali che tracciano l’uso dei brani, le performance olimpiche sono oggi sotto un’attenzione molto più intensa rispetto al passato, e, inevitabilmente, anche i detentori dei diritti sono più vigili.

Lo sa bene Amber Glenn, la pattinatrice americana che domenica sera, poche ore dopo aver contribuito alla vittoria degli Stati Uniti nella gara a squadre, si è ritrovata al centro di una disputa online. Il musicista canadese Seb McKinnon aveva scritto sui social che la sua canzone, The Return ,era stata usata nella coreografia di Glenn senza permesso. “È normale per le Olimpiadi?” aveva chiesto pubblicamente.

La tensione si è risolta in fretta con un (pare) pacifico chiarimento. Glenn ha parlato di un “intoppo in un processo complesso e confuso”, senza entrare nei dettagli, aggiungendo di essere felice di aver trovato un accordo e di voler collaborare con il musicista in futuro.

Non tutti, comunque, si sono fatti cogliere impreparati. Il giorno dopo aver vinto l’oro, Danny O’Shea ha raccontato che lui e la sua partner Ellie Kam avevano ottenuto con largo anticipo le licenze per i brani scelti, anche perché il l loro coreografo era stato chiaro: senza autorizzazione, niente programma. Altri non hanno avuto la stessa fortuna. Il pattinatore russo Petr Gumennik, in gara come atleta neutrale, ha dovuto cambiare musica appena due giorni prima della competizione perché non è riuscito ad ottenere i diritti per la colonna sonora del film Profumo – Storia di un assassino.

Per anni, nel pattinaggio olimpico era consentita quasi esclusivamente musica strumentale — tranne nella danza su ghiaccio. Solo dopo i Giochi del 2014 si è aperta la porta ai brani con testo, nel tentativo di rendere lo sport più vicino al pubblico e più libertà artistica. Questo però ha portato anche ad una maggior complessità legale. Un campanello d’allarme era già suonato dopo Pechino 2022, quando un duo musicale aveva fatto causa a una coppia americana, Alexa Knierim e Brandon Frazier, e all’emittente NBCUniversal, accusando l’uso non autorizzato di un loro brano.

In vista dei Giochi di Milano-Cortina, l’International Skating Union ha inviato comunicazioni alle federazioni nazionali e organizzato incontri con i tecnici per ribadire l’importanza della documentazione corretta. Le federazioni hanno cercato di supportare gli atleti, indirizzandoli verso database consultabili per le licenze musicali, ma ottenere le autorizzazioni non è sempre semplice. Chantal Epp, fondatrice della società britannica ClicknClear, ha spiegato che per alcune canzoni serve il consenso di più soggetti. E questo allunga i tempi, aumenta l’incertezza. E proprio mentre la tensione cresceva, la sua azienda ha annunciato un accordo con la Universal Music Group per consentire agli atleti l’accesso a gran parte del catalogo del colosso discografico. Un passo importante, ma non risolutivo.

L’attesa del via libera può diventare quasi stressante quanto aspettare i voti dei giudici. Olivia Smart e il suo partner Tim Dieck, in gara per la Spagna, sono arrivati in Italia senza la certezza che il brano tratto dalla colonna sonora di Dune fosse stato autorizzato, nonostante la richiesta fosse partita mesi prima.

Poi c’è la questione economica. Molti pattinatori sono ancora dilettanti e non possono permettersi royalty elevate, al contrario di altri. E questo introduce un’evidente disparità. Il Comitato Olimpico Internazionale, pur incassando miliardi dai diritti televisivi, non copre i costi delle musiche utilizzate. “Sappiamo che il campo di gioco non è perfettamente livellato”, ha ammesso un portavoce del CIO. Secondo l’allenatore canadese Pascal Denis, i costi possono variare da poche decine di euro fino a diverse migliaia all’anno. Troppo per alcuni. Alcune coppie di danza su ghiaccio, ha raccontato, hanno già dovuto cambiare musica due o tre volte in stagione.

Il pattinatore spagnolo Tomàs-Llorenç Guarino Sabaté è diventato un piccolo caso mediatico prima dei Giochi, dopo aver lanciato un appello disperato sui social per ottenere i diritti di un brano dei Minions. Fortunatamente, l’autorizzazione è arrivata, ma solo pochi giorni prima della gara e probabilmente proprio grazie all’attenzione mediatica. Il suo allenatore Edoardo De Bernardis ha ammesso che, senza quel via libera, non avrebbero avuto un’alternativa pronta:

Immagina di allenarti per mesi, ogni giorno, su una coreografia, e poi scoprire che non puoi più usarla proprio quando arrivi alla competizione più importante della tua vita.

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