bastoni inter juve

Crocifiggere Bastoni

Il gesto c’è stato.
Alessandro Bastoni ha accentuato il contatto. Ha cercato il vantaggio, e in un Inter-Juventus che vale più dei tre punti, è una scelta che pesa. È legittimo dirlo con chiarezza. La simulazione appartiene alla zona grigia del calcio moderno. Non è un delitto penale. È un atto che interroga la lealtà sportiva, e un difensore della Nazionale dovrebbe evitarlo. Fin qui, nulla da obiettare.

Il problema nasce dopo.

Nel giro di poche ore l’episodio si è trasformato in un caso morale. Editoriali severi. Titoli indignati. Commenti televisivi che oscillano tra la delusione e la condanna. Sui social la discussione è degenerata in un processo pubblico. Bastoni è diventato il simbolo di un presunto declino etico del nostro calcio. Questa reazione non è credibile. Non lo è per la sproporzione, non lo è per la memoria selettiva che la sostiene. Il derby d’Italia ha una storia lunga, densa di episodi controversi. Errori arbitrali decisivi hanno segnato partite e campionati. In quelle circostanze il lessico era più prudente. Si parlava di svista, di episodio dubbio, di fatalità; si invitava alla moderazione e si difendeva la classe arbitrale dagli attacchi populisti.

gazzetta dello sport juve inter
La prima pagina della Gazzetta dello Sport, datata 15 maggio 2021, quando una simulazione di Cuadrado portò ad un rigore per la Juventus

Oggi il registro è cambiato. Un contatto accentuato diventa scandalo nazionale, perché la coerenza, nel dibattito calcistico italiano, è merce rara. C’è un elemento ulteriore che inquieta. L’ingresso della politica nel recinto del pallone. Luigi Marattin ha affidato a un tweet la sua indignazione, Enrico Letta lo ha seguito a ruota, e altri esponenti dell’opinione pubblica hanno rincarato. Si è arrivati a volerlo escludere dalla Nazionale. Escluderlo per dare un segnale.

Qui il discorso esce dal campo.

La Nazionale non è un tribunale etico; è una selezione tecnica. Si convoca chi è funzionale al progetto sportivo. Se il criterio diventa la purezza assoluta, allora la storia azzurra dovrebbe essere riscritta. Il calcio è agonismo, pressione, astuzia. È un ambiente in cui l’errore, anche morale, esiste. Oggi tra i dirigenti federali figura Gianluigi Buffon. Portiere straordinario, capitano simbolo, ma anche protagonista di comportamenti quantomeno discutibili. Nessuno nega la sua grandezza e nessuno ha mai proposto di espungerlo dalla memoria sportiva per quegli episodi. La sua autorevolezza non è stata annullata dalle sue intemperanze. Perché allora Bastoni deve diventare un caso esemplare?

La questione si complica poi con le parole di Giorgio Chiellini. In televisione ha dichiarato che “questo non è calcio”. È un’affermazione grave. Pronunciata da un difensore che ha costruito la propria carriera su intensità, contatto, gestione spregiudicata del duello. Fa parte del gioco. Lo sa chiunque abbia osservato il calcio ad alto livello negli ultimi vent’anni. Chiellini ha il diritto di esprimere un giudizio, ma resta la domanda sulla selettività delle sue prese di posizione. Perché non abbiamo ascoltato la stessa veemenza quando sviste clamorose in Juventus-Inter del passato hanno favorito la squadra bianconera? Perché il richiamo alla purezza emerge oggi con questa forza?

Il punto non è assolvere Bastoni. Ha sbagliato. Un calciatore del suo rango deve accettare il rischio del contatto senza cercare scorciatoie. È una questione di maturità e rispetto.

Il punto è un altro. Il calcio italiano soffre di un doppio standard permanente. La valutazione morale degli episodi dipende dalla maglia coinvolta. L’indignazione cresce o si attenua secondo convenienza. I media alimentano la polarizzazione, i social la amplificano e la politica la cavalca.

Il derby d’Italia è sempre stato un luogo di tensione estrema. Juventus e Inter rappresentano potere, rivalità, memoria conflittuale. Ogni contatto è caricato di significati ulteriori. In questo contesto servirebbe equilibrio. Servirebbe coerenza. Servirebbe una stampa capace di ricordare ciò che ha scritto ieri. Il calcio non ha bisogno di crociate a giorni alterni. Ha bisogno di regole applicate con uniformità, di una critica che non cambi tono a seconda del colore della maglia. Ha bisogno di una politica che non utilizzi l’indignazione sportiva per costruire visibilità.

Bastoni ha simulato. È un fatto.
Trasformarlo in un caso morale nazionale è un altro fatto.

Tra i due piani corre la differenza tra analisi e propaganda. In questa vicenda molti hanno scelto la seconda.

About

Zeta è il nostro modo di stare al mondo. Un magazine di sport e cultura; storie e approfondimenti per scoprire cosa si cela dietro le quinte del nostro tempo,