In un calendario calcistico ormai saturo, il Mondiale Under 20 in Cile è passato quasi inosservato. Eppure, come spesso accade, è stato un laboratorio di talento puro. È in tornei come questo che si rivelano i campioni di domani: da Maradona a Messi, da Pogba a Haaland, molti hanno cominciato a farsi notare proprio qui. L’edizione 2025 ha offerto nuove conferme e qualche sorpresa, con il trionfo storico del Marocco e un manipolo di giovani pronti a farsi spazio nel calcio che conta.
Yassir Zabiri (Marocco)
Il Mondiale Under 20 del 2025 sarà ricordato per l’impresa del Marocco, seconda squadra africana nella storia a sollevare il trofeo dopo il Ghana nel 2009. Il protagonista assoluto è stato Yassir Zabiri, attaccante del Famalicão, autore di una doppietta nella finale vinta 2-0 contro l’Argentina. Gol, pressing feroce, capacità di legare il gioco: Zabiri ha incarnato lo spirito di una squadra rapida e cinica, costruita per colpire in contropiede. Cinque reti ufficiali, più tre autogol generati dalle sue conclusioni, raccontano una presenza costante nei momenti decisivi. La sua intelligenza negli spazi e la varietà di soluzioni – dal colpo di testa alla punizione a effetto – fanno pensare a un centravanti moderno, capace di coniugare istinto e lucidità

Milton Delgado (Argentina)
Se il Marocco ha sorpreso, l’Argentina ha convinto per continuità. Tra i finalisti sconfitti, Milton Delgado è stato il cervello della squadra. Vent’anni, titolare nel Boca Juniors, è un centrocampista d’ordine e di equilibrio, dotato di una calma quasi innaturale per l’età. In Cile ha collezionato più di cinque recuperi palla a partita, il dato più alto del torneo, combinando aggressività e pulizia tecnica.
Nella semifinale contro la Nigeria ha mostrato il suo repertorio: un intervento puntuale, un passaggio verticale e l’assist per il gol di Carrizo. È il tipo di giocatore che raramente cattura i titoli dei giornali, ma senza il quale una squadra non esiste.

Benjamin Cremaschi (Stati Uniti)
Gli Stati Uniti si sono fermati ancora ai quarti, ma con un segnale incoraggiante. Benjamin Cremaschi, prestato dal Inter Miami al Parma, ha conquistato la Scarpa d’Oro con cinque gol e due assist. Giocatore box-to-box dalla corsa instancabile, ha colpito per capacità di lettura e tempismo negli inserimenti.
Abituato a dividere il campo con stelle come Messi e Suárez, in Nazionale ha mostrato una personalità nuova: leadership, forza fisica e una certa eleganza nel controllo del ritmo. Il suo gol contro l’Italia – una corsa di cinquanta metri chiusa con un tocco morbido – riassume la sua maturità tattica.

Pablo García (Spagna)
A chi segue le giovanili spagnole il nome non è nuovo. Già protagonista di una semifinale pirotecnica all’Europeo Under 19 (6-5 contro la Germania), García ha confermato di avere uno dei mancini più esplosivi del calcio iberico. Ala destra del Real Betis, ama accentrarsi per calciare di potenza o cercare la profondità con passaggi improvvisi.
Nel Mondiale ha segnato da fuori area e creato pericoli costanti con i suoi tiri da lontano. È ancora discontinuo, ma la personalità non gli manca. Pellegrini lo vede come un titolare del futuro, e se imparerà a dosare l’energia, potrà diventare una risorsa anche per la Nazionale maggiore.

Gilberto Mora (Messico)
Il più giovane tra i protagonisti è anche il più sorprendente. Gilberto Mora, appena diciassette anni, ha guidato il Messico fino ai quarti con tre gol e due assist, diventando il giocatore che ha creato più occasioni di tutto il torneo. Nato nel 2008, ha già accumulato 36 presenze da professionista e un assist al veterano Raúl Jiménez nella Gold Cup.
Il suo gioco è istintivo, leggero e preciso. Ama dribblare nello stretto e calciare senza esitazione. Contro la Spagna ha segnato due reti di rara bellezza, dimostrando una maturità tattica che smentisce la sua età. Mora rappresenta l’immagine del nuovo calcio messicano: rapido, creativo e senza paura.












