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Dopo 250 anni ritrovata l’Endeavour, la leggendaria nave di James Cook

Per oltre due secoli è rimasta nascosta sul fondo del mare, avvolta dal mistero e dalle correnti della storia. Pochi giorni fa, gli archeologi hanno finalmente confermato: i resti individuati nelle acque del porto di Newport, nel Rhode Island, appartengono all’HMS Endeavour, la nave con cui James Cook attraversò il Pacifico, sbarcò per primo sulle coste orientali dell’Australia e circumnavigò la Nuova Zelanda.

La scoperta, annunciata dall’Australian National Maritime Museum, chiude un enigma lungo 250 anni. Non si tratta soltanto del ritrovamento di un relitto: è la ricomparsa di un simbolo, capace di raccontare, con la stessa forza, l’audacia dell’esplorazione illuminista e l’ombra del colonialismo.

L’Endeavour: da mercantile a veliero leggendario

Costruita nel 1764 nei cantieri di Whitby con il nome di Earl of Pembroke, l’Endeavour nacque come collier, una nave mercantile per il trasporto di carbone. Robusta, con forme piene e una stiva ampia, era progettata per navigare in acque poco profonde e affrontare carichi pesanti: qualità perfette per il commercio… ma anche, inaspettatamente, per l’esplorazione oceanica.

Nel 1768, la Royal Navy la acquistò, le cambiò nome in Endeavour e la affidò a James Cook, un ufficiale noto per il talento nel disegno cartografico e la precisione delle sue rilevazioni. La missione era ambiziosa: unire scienza e strategia imperiale.

Per tre anni, dal 1768 al 1771, Cook e il suo equipaggio sfidarono oceani e tempeste, circumnavigarono la Nuova Zelanda, tracciarono la prima mappa accurata della costa orientale dell’Australia e, da Tahiti, registrarono il transito di Venere, un evento astronomico cruciale per calcolare le distanze nel sistema solare.

L’Endeavour partecipò solo al primo dei tre viaggi che resero Cook una leggenda, ma ogni spedizione aprì nuove rotte nella geografia del mondo:

  • Primo viaggio (1768-1771): a bordo dell’Endeavour, Cook partì da Plymouth, raggiunse Tahiti per osservare il transito di Venere e proseguì verso la Nuova Zelanda e l’Australia orientale. Fu la prima mappatura accurata di queste terre per l’Europa;
  • Secondo viaggio (1772-1775): a bordo della Resolution e dell’Adventure, Cook si spinse più a sud di chiunque prima di lui, attraversando il Circolo Polare Antartico. Dimostrò così che la Terra Australis, il continente meridionale immaginato dai cartografi, non era l’enorme massa di terre che si credeva;
  • Terzo viaggio (1776-1779): ancora sulla Resolution, tentò di trovare il Passaggio a Nord-Ovest dall’Oceano Pacifico. Navigò lungo la costa occidentale del Nord America fino allo Stretto di Bering, senza riuscire a completare l’impresa. Morì alle Hawaii nel 1779, ucciso durante un conflitto con la popolazione locale.
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Pianta archeologica del luogo in cui sono stati rinvenuti i resti dell’Endeavour | Foto: Australian National Maritime Museum

L’ultimo atto dell’Endeavour e il ritrovamento

Dopo il ritorno in patria, il destino dell’Endeavour cambiò rotta. Venduta a privati, perse il nome con cui aveva scritto pagine di storia e fu ribattezzata Lord Sandwich. Da nave delle scoperte si trasformò in umile trasporto truppe, lontana dalle glorie del Pacifico.

Nel 1778, in piena guerra d’indipendenza americana, il veliero fu ormeggiato a Newport e adibito a prigione galleggiante. Ma la sua fine era vicina: nell’agosto di quell’anno, con le forze franco-americane pronte all’assalto, i britannici decisero di sacrificarla. Insieme ad altre dodici imbarcazioni, fu fatta affondare intenzionalmente per creare una barriera difensiva nel porto.

Così svanì nelle acque del Rhode Island uno dei velieri più iconici della storia marittima, lasciando dietro di sé soltanto ricordi, leggende e un mistero che avrebbe sfidato il tempo per più di due secoli.

Dal 1999, l’Australian National Maritime Museum e il Rhode Island Marine Archaeology Project hanno unito immersioni, rilevamenti e studi d’archivio. Il relitto, catalogato come RI 2394, ha rivelato misure perfettamente coerenti con i piani del 1768 (18,2 x 7,3 metri), travi corrispondenti alla posizione degli alberi maestro e di trinchetto, legname di origine europea e zavorre in pietra.

Non restano che porzioni della nave (appena il 15% della struttura originale) ma bastano per riaccendere un capitolo fondamentale della storia navale. Il mare, che l’aveva custodita come un segreto geloso, ha infine deciso di restituirla al mondo.

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