ENRICO VIII

Enrico VIII e il mistero della fertilità: le vere cause delle sue tragedie dinastiche

Il regno di Enrico VIII d’Inghilterra (1509-1547) è scolpito nell’immaginario collettivo come un susseguirsi di matrimoni falliti e rivoluzioni religiose. Ma se le sue bizzarrie coniugali sono diventate leggendarie, si presta meno attenzione alle potenziali cause mediche dietro la sua incapacità di assicurarsi un erede maschio sano e longevo.

Le moderne indagini mediche e storiche ha gettato nuova luce su queste vicende, suggerendo che i fallimenti riproduttivi di Enrico non furono semplicemente il risultato della “sfortuna” o dell’inadeguatezza delle sue mogli, ma affondavano le radici in fattori genetici, malattie croniche e complesse interazioni biologiche.

L’ascesa dei Tudor

Enrico Tudor, futuro Enrico VII d’Inghilterra, conquistò il trono sconfiggendo e uccidendo Riccardo III nella battaglia di Bosworth, nell’agosto 1485. Uno scontro che segnò l’ultima grande battaglia della Guerra delle Due Rose (1455-1487), la lunga disputa dinastica tra la Casa di Lancaster e quella di York. Con la vittoria di Enrico, la dinastia dei Lancaster trionfò definitivamente, ma il nuovo sovrano era deciso a fondare una casa regnante del tutto nuova: i Tudor. Per consolidare il suo potere, Enrico VII sposò Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV, il 18 gennaio 1486, e l’unione delle due famiglie rivali fu simboleggiata dalla creazione della Rosa Tudor, fusione delle livree delle due casate. L’Inghilterra si avviava così verso una nuova era, abbandonando i conflitti medievali per gettare le basi di un regno moderno e centralizzato.

Superate le ultime sfide al suo dominio, Enrico VII dedicò il resto del suo regno a rafforzare la corona, arricchendo le casse dello Stato e ridimensionando il potere della nobiltà. Suo figlio maggiore, Arturo, nato nel 1486, fu promesso sposo alla principessa spagnola Caterina d’Aragona. Il matrimonio, celebrato nel 1501, suggellava l’alleanza con la potente Spagna, ma la morte prematura dell’erede al trono, l’anno seguente, all’età di quindici anni, cambiò il destino della dinastia.

Il successivo in linea di successione era Enrico, nato il 28 giugno 1491 a Greenwich Palace, il quale dopo la morte del fratello, fu proclamato Principe di Galles nel 1503. Il re volle mantenere i legami con la Spagna e, ottenuto uno speciale permesso papale, predispose il matrimonio di Enrico con Caterina d’Aragona. Alla morte di Enrico VII, il 21 aprile 1509, il giovane principe salì al trono come Enrico VIII. Si unì a Caterina l’11 giugno 1509 e fu incoronato all’Abbazia di Westminster poco dopo, il 24 giugno.

Contrariamente all’immagine popolare del re corpulento e crudele, in gioventù Enrico VIII era un uomo di straordinaria presenza fisica: alto circa 1,90 metri, con capelli e barba rossi, eccelleva nei tornei cavallereschi, nell’arceria, nella musica e nella teologia. Carismatico e brillante, incantava chiunque avesse il privilegio di incontrarlo.

Lo storico John Miller ne offre una descrizione incisiva:

[Enrico era] volitivo, astuto, capace di impeti di generosità ed entusiasmo, ma anche di furori feroci. Da giovane desiderava godere del potere e superare i suoi contemporanei; invecchiando, divenne sospettoso, capriccioso, subdolo e a volte crudele.

Tuttavia, dietro la scintillante facciata del potere, cominciava a emergere una questione delicata: la mancanza di un erede maschio.

Caterina d’Aragona e la “grande questione” del re

Il matrimonio con Caterina d’Aragona generò sei figli, ma solo Maria, nata nel 1516, sopravvisse oltre l’infanzia. L’assenza di un figlio maschio fece crescere l’inquietudine di Enrico, che arrivò a mettere in discussione la legittimità del proprio matrimonio. Convinto che la mancanza di eredi fosse una punizione divina — come indicato nel Levitico (20:21) — il re chiese al Papa l’annullamento.

Ma la situazione si complicò ulteriormente giacché Papa Clemente VII, legato all’imperatore Carlo V (nipote di Caterina), rifiutò la richiesta. A nulla valsero le indagini condotte dal cardinale Campeggio a Londra: il matrimonio restò valido e l’insoddisfazione di Enrico crebbe. Determinato, il re isolò Caterina, separandola dalla figlia Maria e relegandola in residenze remote. Intanto, accanto a lui, Anna Bolena guadagnava sempre più influenza.

Nel dicembre 1532, Anna rimase incinta e questo fu il passo decisivo per forzare la rottura definitiva. Enrico ottenne l’annullamento nel 1533 e sposò Anna. Caterina d’Aragona morì pochi anni dopo, nel gennaio 1536.

Le mogli di Enrico VIII e la disperata ricerca di un erede

La storia matrimoniale di Enrico VIII proseguì con drammatici sviluppi:

  • Anna Bolena, madre di Elisabetta, fu giustiziata nel 1536, accusata ingiustamente di adulterio e incesto, dopo non aver prodotto l’erede maschio tanto atteso;
  • Jane Seymour, dama di compagnia, diede alla luce il tanto desiderato Edoardo VI nel 1537, ma morì di complicazioni post-parto. Enrico, sinceramente addolorato, scelse di essere sepolto accanto a lei;
  • Anna di Clèves, figlia del duca di Clèves, Enrico la sposò nel gennaio 1540, ma deluso dal suo aspetto reale rispetto al ritratto dipinto da Hans Holbein, divorziò dopo pochi mesi;
  • Catherine Howard, appena adolescente, sposata nel luglio 1540, fu giustiziata nel 1542 dopo accuse di infedeltà;
  • Catherine Parr, sposata nel 1543, fu una compagna devota e saggia che sopravvisse al re, anche se morì per complicazioni post-parto nel 1548.

Durante tutti questi matrimoni, Enrico ebbe anche un figlio illegittimo, Henry Fitzroy, Duca di Richmond, con Elizabeth Blount. Ma la discendenza ufficiale restava drammaticamente incerta.

Quando Edoardo VI nacque, il regno esplose in celebrazioni: salve di cannone, rintocchi di campane, banchetti in tutto il Paese. Ma la gioia fu di breve durata: Edoardo morì giovane, e la successione Tudor si infranse in una catena di regni brevi e conflitti religiosi. Alla fine, il sogno di Enrico VIII di un’eredità maschile forte svanì. La dinastia Tudor sopravvisse soprattutto grazie alle sue figlie, Maria I ed Elisabetta I, mentre il re stesso, nel suo tramonto, si ritrovò sempre più isolato, sofferente e schiavo delle malattie che minarono il suo corpo e forse anche il suo destino dinastico.

Quali furono le cause reali delle difficoltà riproduttive?

1. Il gruppo sanguigno Kell

Una delle ipotesi più convincenti si basa sul fatto che Enrico VIII potrebbe essere stato Kell positivo, una caratteristica rara (meno del 10% della popolazione britannica). Le sue mogli, presumibilmente Kell negative, avrebbero reagito immunologicamente dopo la prima gravidanza.

Durante il parto, il sangue materno entra in contatto con quello fetale. Se il feto è Kell positivo, il sistema immunitario della madre, “sensibilizzato”, produce anticorpi che nelle gravidanze successive attaccano i globuli rossi dei futuri figli, provocando anemia fetale grave, aborti o morti neonatali.

Questo meccanismo spiegherebbe perché, dopo un primo figlio sopravvissuto (come Maria per Caterina o Elisabetta per Anna), seguivano gravidanze drammaticamente fallite. Nel XVI secolo, senza conoscenza medica di questi processi, non vi era modo di prevenire o curare simili condizioni.

In pratica, il sangue di Enrico stesso poteva aver reso impossibile la sopravvivenza dei suoi eredi maschi.

2. L’anemia cronica nelle mogli

Un’altra teoria suggerisce che almeno alcune delle mogli di Enrico, come Caterina d’Aragona e Anna Bolena, soffrissero di anemia cronica. Malnutrizione, frequenti gravidanze e condizioni mediche non riconosciute avrebbero potuto indebolire i loro organismi.

L’anemia, compromettendo la qualità degli ovuli e riducendo la capacità di nutrire adeguatamente il feto, aumenta il rischio di aborti e morte fetale. A sua volta, ogni gravidanza fallita avrebbe aggravato l’anemia, generando un circolo vizioso difficile da interrompere.

Sebbene questa teoria punti sulle condizioni delle mogli, resta il fatto che la vulnerabilità femminile potrebbe essere stata amplificata da problemi genetici latenti nel sangue reale.

3. Malattie ereditarie e endogamia

I Tudor erano figli di una politica dinastica basata sull’endogamia, una pratica che riduceva la diversità genetica a favore della purezza dinastica. Questo può aver concentrato difetti genetici recessivi, aumentando il rischio di malattie congenite.

L’intreccio di parentela tra le famiglie reali europee — tra cui spiccavano gli Asburgo, famosi per il loro profilo genetico deteriorato — suggerisce che anche i Tudor potessero essere portatori inconsapevoli di tare genetiche capaci di compromettere la fertilità o la vitalità dei discendenti.

4. Malaria cronica e diabete

Enrico VIII visse in un’Inghilterra dove la malaria era comune, specialmente lungo il Tamigi. Sopravvivere alla malattia non significava guarire del tutto: forme croniche di malaria potevano indebolire il sistema immunitario, provocare febbri intermittenti e compromettere la qualità dello sperma.

Inoltre, il re mostrava i segni tipici del diabete: obesità crescente, ulcere agli arti inferiori, odore fetido delle ferite. Il diabete non solo avrebbe peggiorato la sua salute fisica generale, ma è noto anche oggi per la sua associazione con la subfertilità maschile e la diminuzione della vitalità degli spermatozoi.

5. Lupus eritematoso sistemico e sindrome di Klinefelter

Due condizioni rare potrebbero aggiungere ulteriori tasselli al quadro clinico:

  • Lupus eritematoso sistemico: malattia autoimmune che provoca infiammazioni croniche e può compromettere la fertilità, oltre a causare ulcere cutanee e infiammazioni articolari. Se Enrico avesse avuto una forma lieve di lupus, questo spiegherebbe anche la gravità delle sue ulcere e la vulnerabilità agli aborti da parte delle sue mogli;
  • Sindrome di Klinefelter: una anomalia cromosomica che provoca alta statura, infertilità parziale o totale, e problemi cognitivi o emotivi. Sebbene Enrico non manifestasse i segni più evidenti, forme lievi della sindrome possono passare inosservate ma incidere comunque sulla capacità di procreare.

In entrambi i casi, le difficoltà riproduttive del re troverebbero una spiegazione biologica plausibile, e non semplice fatalità.

La discendenza nascosta: sangue reale sopravvissuto?

Paradossalmente, mentre Enrico VIII inseguiva disperatamente un erede ufficiale, il suo sangue poteva aver trovato una via alternativa per sopravvivere. Si ritiene infatti che Catherine Carey, figlia di Maria Bolena, sorella di Anna, fosse figlia illegittima di Enrico.

Attraverso Catherine e il suo fratello Henry Carey, il sangue dei Tudor, o più precisamente dei Boleyn, continuò a scorrere nelle vene della nobiltà inglese, fino a giungere a personaggi come Carlo III e persino Kate Middleton, l’attuale Principessa del Galles. Ironia della storia, Enrico VIII, ossessionato dal controllo dinastico, vide la sua vera discendenza sopravvivere per vie traverse, sfuggendo alla sua ansia di legittimità.

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