Mohammed bin Salman

L’ascesa di Mohammed bin Salman: il leader che ha riscritto gli equilibri del Medio Oriente

Nel gennaio del 2015, mentre il novantenne re saudita Abdullah giaceva in fin di vita in ospedale, un nuovo capitolo si stava aprendo per l’Arabia Saudita. Il fratellastro Salman era destinato a salire al trono, ma il vero protagonista di questa svolta era il suo figlio prediletto, Mohammed bin Salman, noto semplicemente con le sue iniziali MBS, che a soli 29 anni stava già orchestrando i suoi piani per il futuro del regno. Visionario, ambizioso e spietato, il giovane principe si preparava a plasmare il Paese secondo la sua visione, ma temeva cospirazioni all’interno della stessa famiglia reale.

In un freddo gennaio, MBS convocò nel cuore della notte Saad al-Jabri, uno dei più alti funzionari della sicurezza saudita, per un incontro segreto nel suo palazzo. Per evitare intercettazioni, chiese a Jabri di lasciare il suo telefono fuori dalla stanza e staccò persino la presa del telefono fisso, tanto era il timore verso le spie di corte. Quello che iniziò come un incontro di mezz’ora, si protrasse per tre ore, durante le quali MBS delineò i suoi ambiziosi progetti. Tra questi, vendere una quota di Aramco, la compagnia petrolifera più redditizia al mondo, e investire i proventi nelle startup della Silicon Valley, tra cui la compagnia di taxi Uber. Quindi, dando alle donne saudite la libertà di lavorare, avrebbe creato sei milioni di nuovi posti di lavoro. Il suo obiettivo era far risorgere l’Arabia Saudita, liberandola dalla dipendenza dal petrolio. Jabri, incredulo di fronte a tanta ambizione, chiese quanto fosse estesa la sua visione. La risposta di MBS fu tanto semplice quanto sconcertante: “Hai sentito parlare di Alessandro Magno?“.

La scalata al potere

Il primo re dell’Arabia Saudita, re Abdulaziz, lasciò in eredità una discendenza numerosa, generando almeno 42 figli. Tra questi c’era Salman, il padre dell’attuale principe ereditario. La corona saudita era tradizionalmente tramandata tra i figli diretti di Abdulaziz, ma l’improvvisa morte di due fratelli nel 2011 e nel 2012 spinse Salman in prima linea nella linea di successione.

Gli apparati di intelligence occidentali, impegnati a studiare i giochi di potere nella famiglia reale saudita con lo stesso interesse riservato al Cremlino, all’epoca non avevano nemmeno preso in considerazione MBS, tanto era giovane e sconosciuto. Il futuro principe ereditario, cresciuto in un ambiente in cui il comportamento sconsiderato raramente aveva conseguenze, sembra aver ereditato un’inclinazione a non riflettere sulle ripercussioni delle sue decisioni, almeno fino a quando non erano già state prese. Un episodio della sua gioventù lo rese celebre a Riyadh: ancora adolescente, MBS si guadagnò il soprannome di “Abu Rasasa” (Padre del proiettile), per aver presumibilmente inviato un proiettile per posta a un giudice che aveva ribaltato una sua sentenza in una disputa immobiliare.

Nato nel 1985 da Salman e la sua terza moglie Fahda, MBS è il sesto di 13 figli. Non ha studiato all’estero come molti suoi coetanei della famiglia reale, ma ha conseguito una laurea in legge all’Università Re Saud di Riyad. I diplomatici occidentali sostengono che il sovrano soffra da anni di una forma di demenza vascolare a lento decorso, e MBS, tra i numerosi figli, era quello a cui Salman si rivolgeva con maggiore frequenza per chiedere consiglio.

Numerosi diplomatici hanno raccontato di incontri con MBS e suo padre, durante i quali il giovane principe annotava osservazioni su un iPad, per poi inviarle all’iPad del re come suggerimento su cosa dire.

L’ambizione di MBS di vedere il padre salire al trono si manifestò chiaramente nel 2014, quando sarebbe arrivato a proporre l’assassinio dell’allora re Abdullah, suo zio, tramite un anello avvelenato fornito dalla Russia. “Non sappiamo se fosse solo una vanteria, ma l’abbiamo preso sul serio“, afferma Saad al-Jabri, ex alto funzionario della sicurezza saudita. Jabri sostiene di aver visto un video segreto in cui MBS avanzava l’idea. Dopo quell’episodio, al principe fu proibito per un periodo di tempo di frequentare la corte e di stringere la mano al re.

Alla fine, re Abdullah morì per cause naturali, permettendo a Salman di ascendere al trono nel 2015. MBS, divenuto Ministro della Difesa, non tardò a farsi notare, lanciando immediatamente l’Arabia Saudita in una serie di conflitti regionali.

Mohammed bin Salman

La guerra nello Yemen

A soli due mesi dalla sua nomina a Ministro della Difesa, Mohammed bin Salman organizzò una coalizione del Golfo in guerra contro il movimento Houthi, che aveva preso il controllo di gran parte dello Yemen occidentale. Per MBS, gli Houthi rappresentavano una minaccia diretta all’Arabia Saudita, essendo alleati del rivale regionale, l’Iran. Questo scontro innescò una delle peggiori crisi umanitarie contemporanee, con milioni di yemeniti sull’orlo della carestia.

La guerra nello Yemen trasformò MBS da principe semi-sconosciuto a figura di rilievo in patria, un eroe nazionale che sfidava le potenze regionali. Ma dietro l’apparente successo militare si celavano errori di strategia che persino i suoi più stretti collaboratori riconoscono. Il comportamento impulsivo di MBS, che tendeva a bypassare il tradizionale processo decisionale collegiale saudita, stava diventando una costante. Rifiutava di sottomettersi alle direttive statunitensi o di essere trattato come un semplice leader di un Paese cliente arretrato.

MBS si è visto come un outsider fin dall’inizio, un giovane leader con molto da dimostrare e deciso a non seguire le regole di nessuno. Kirsten Fontenrose, ex membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale durante la presidenza Trump, ricorda di aver letto il profilo psicologico del principe, redatto dalla CIA. “Non c’erano prototipi su cui basarlo” – ha raccontato – “Ha avuto risorse illimitate e non gli è mai stato detto ‘no’. Rappresenta una generazione di leader troppo giovane per essere compresa dalla vecchia guardia del governo“.

Il principe riformatore e autocrate

Nel 2017, Mohammed bin Salman fece parlare di sé per un’acquisizione che rivelò molto del suo carattere e della sua ambizione. Un principe saudita, agendo per suo conto, acquistò il Salvator Mundi, un dipinto pare attribuibile a Leonardo da Vinci (anche se alcuni esperti hanno affermato che sia di un suo allievo) per la cifra record di 450 milioni di dollari. Il quadro è diventato l’opera d’arte più costosa mai venduta, eppure da allora è scomparsa dai riflettori. Molte speculazioni circolano sul luogo in cui si trovi, ma secondo Bernard Haykel, professore presso l’Università di Princeton e confidente del principe ereditario, l’opera sarebbe custodita in un deposito a Ginevra, in attesa di essere esposta in un museo di Riyadh, non ancora costruito.

salvator mundi

MBS, infatti, ha espresso la volontà di creare un museo iconico nella capitale saudita, con un’opera di riferimento che attiri l’attenzione internazionale, proprio come la Gioconda al Louvre. Questo progetto la dice tutta sull’ambizione del principe, che non si accontenta di restare in linea con i dettami di una società conservatrice, ma mira a superare l’Occidente in sfarzo e potere.

Le spese folli dell’Arabia Saudita nello sport mondiale fanno parte della stessa strategia. Dal calcio al golf, fino agli sport estremi, il regno ha investito milioni per diventare un centro sportivo di rilevanza globale. Tant’è che l’Arabia Saudita è attualmente l’unica candidata per ospitare la Coppa del Mondo FIFA nel 2034. Ma, l’analisi di MBS va oltre l’apparenza: non gli importa di ciò che l’Occidente pensa, ma piuttosto di dimostrare la sua capacità di realizzare ciò che desidera.

Una delle riforme più sorprendenti attuate da MBS è stata la riduzione dei finanziamenti alle moschee e alle scuole religiose all’estero, spesso associate al jihadismo islamista. Una mossa che ha avuto un impatto significativo sulla sicurezza globale, tanto che molti esperti occidentali ne hanno riconosciuto il valore.

Ha concesso alle donne saudite il diritto di guidare e lavorare, creato milioni di posti di lavoro e investito in progetti colossali come NEOM, la città futuristica nel deserto. Eppure, le sue ambizioni hanno avuto un impatto devastante su molte vite.

L’uccisione di Jamal Khashoggi al consolato saudita di Istanbul nel 2018 implica MBS in modi che sono difficili da confutare. La squadra di 15 killer viaggiava con passaporti diplomatici e includeva diverse guardie del corpo del principe. Il corpo di Khashoggi non è mai stato trovato e si ritiene che sia stato fatto a pezzi con una sega. MBS ha sempre negato di essere a conoscenza del complotto, sebbene nel 2019 abbia affermato di essersi assunto la “responsabilità” perché il crimine è avvenuto sotto la sua sorveglianza. Un rapporto declassificato dell’intelligence statunitense pubblicato nel febbraio 2021 ha affermato che era complice dell’omicidio di Khashoggi.

A soli 38 anni, MBS ha già segnato profondamente la storia del suo Paese, ma il suo futuro è tutt’altro che certo. Il principe ha recentemente ammesso di temere per la sua vita, consapevole che le sue ambiziose riforme e i tentativi di normalizzare i rapporti con Israele potrebbero renderlo un bersaglio di molti.

Chi è Mohammed bin Salman?

Mohammed bin Salman è il principe ereditario dell’Arabia Saudita e il vero centro del potere nel regno. Figlio del re Salman bin Abdulaziz Al Saud, ha lanciato il piano Vision 2030 per trasformare l’economia oltre il petrolio, promuovendo megaprogetti come NEOM e introducendo riforme sociali simboliche, come il diritto di guida alle donne. Allo stesso tempo ha concentrato fortemente il potere e la sua immagine internazionale resta segnata dal caso dell’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi nel 2018.

Perché è diventato così influente?

Mohammed bin Salman è diventato così influente grazie a una combinazione di successione dinastica, abilità politica e controllo delle risorse. Con l’ascesa al trono del padre, Salman bin Abdulaziz Al Saud, ha concentrato rapidamente nelle sue mani poteri chiave, marginalizzando rivali interni e trasformando un sistema tradizionalmente più collegiale in uno fortemente personalistico. Ha poi rafforzato la propria posizione proponendosi come artefice della modernizzazione del regno attraverso Vision 2030, puntando a ridurre la dipendenza dal petrolio e a ridefinire il ruolo dell’Arabia Saudita nello scenario globale.

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