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La Transvulcania, correre sul bordo di un vulcano

Il nome Transvulcania evoca immediatamente immagini di avventura, resistenza e natura selvaggia. Questa celebre ultramaratona, che si snoda lungo i paesaggi vulcanici dell’isola di La Palma, nelle Canarie, è considerata una delle sfide più estreme nel mondo del trail running. Ogni anno, corridori da tutto il globo si radunano per misurarsi con un percorso che taglia una delle dorsali vulcaniche più spettacolari del pianeta. Eppure, negli ultimi anni, l’isola ci ha ricordato che oltre alla bellezza mozzafiato della sua natura, vi è una forza potente e implacabile, capace di cambiare radicalmente la vita degli abitanti e di mettere in ginocchio intere comunità.

La Palma, affettuosamente chiamata La Isla Bonita per i suoi paesaggi incontaminati e la ricchezza della sua biodiversità, è un piccolo paradiso naturale. L’isola è conosciuta anche per la sua vivace attività vulcanica, che le ha dato la forma e la natura aspra e affascinante. E il 2021 ha segnato un momento che gli abitanti locali e il mondo intero non dimenticheranno facilmente. Dopo 50 anni di relativa quiete, il vulcano Cumbre Vieja, situato lungo la dorsale della Transvulcania, si è risvegliato.

Tutto è cominciato l’11 settembre, con una serie di piccoli terremoti che hanno fatto presagire l’inizio di qualcosa di molto più grande. Solo otto giorni dopo, la terra ha cominciato a tremare con una violenza mai vista, e la Cumbre Vieja ha dato vita a un’eruzione vulcanica che avrebbe cambiato per sempre la geografia e la vita di La Palma. Il vulcano ha cominciato a riversare fiumi di lava incandescenti che scivolavano giù per i pendii, devastando tutto ciò che incontravano sul loro cammino.

La popolazione locale ha dovuto affrontare una situazione drammatica: interi villaggi evacuati, il bestiame trasferito in fretta e furia, agricoltori impegnati nel disperato tentativo di salvare i raccolti. Le immagini di case inghiottite dalla lava e di campi agricoli trasformati in deserti di cenere sono diventate simboli potenti di questa tragedia. Il flusso di lava, inarrestabile, ha attraversato l’isola per 6 chilometri, fino a tuffarsi nell’Oceano Atlantico, segnando un momento epocale per l’isola.

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L’eruzione del 2021 che ha devastato l’isola

L’eruzione del 2021 è stata la più lunga nella storia recente dell’isola. Per 85 giorni, la Cumbre Vieja ha continuato a eruttare, sovrastando l’isola con una coltre di cenere e provocando un danno che si stima ammonti a oltre 860 milioni di euro. Per avere un termine di paragone, l’eruzione precedente, avvenuta nel 1971, era durata solo un mese. La distruzione causata dal vulcano nel 2021 è stata immane: più di 7.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case e oltre 3.000 edifici sono stati completamente distrutti. Oltre ai danni materiali, è stata una devastazione per l’agricoltura locale, con campi di coltivazione, estesi quanto 1.500 campi da calcio, letteralmente cancellati dalla mappa.

In un contesto di tale distruzione, la cancellazione della Transvulcania 2021 è stata una conseguenza inevitabile. Dopo l’annullamento dell’edizione del 2020 a causa della pandemia di COVID-19, l’evento del 2021 avrebbe dovuto essere una rinascita per gli atleti e l’isola. Ma con il vulcano in piena attività, l’ultramaratona è passata in secondo piano rispetto alla catastrofe che si stava consumando. La Palma non era più un luogo dove atleti e amanti della natura venivano a mettere alla prova i propri limiti fisici, ma un’isola in stato di emergenza.

La Transvulcania è molto più di una semplice corsa. È una delle gare più prestigiose e iconiche nel panorama del trail running, grazie a un percorso unico e una logistica che sfida anche gli atleti più preparati. Il percorso principale è una ultramaratona di circa 74 chilometri, che attraversa l’intera isola da sud a nord, seguendo la dorsale vulcanica. Il dislivello complessivo, con 4.350 metri di salita e 4.057 metri di discesa, rende la gara una vera e propria odissea fisica e mentale.

La partenza avviene all’alba, alle prime luci del giorno, dal Faro di Fuencaliente, all’estremo sud dell’isola, a circa 18 metri sul livello del mare. Da qui, i partecipanti iniziano una salita ripida attraverso un paesaggio arido e vulcanico che li porta fino ai crateri del vulcano Teneguía e al Refugio del Pilar, un punto di ristoro cruciale a metà gara. Questa prima parte della corsa è estremamente impegnativa, con il terreno accidentato e le elevate temperature che mettono a dura prova anche i corridori più esperti.

Superato il Refugio del Pilar, gli atleti proseguono lungo la Ruta de los Volcanes, una sezione che offre panorami mozzafiato, ma anche un fondo instabile, costituito da sabbia vulcanica e rocce. Il punto più alto della gara è raggiunto al Roque de los Muchachos, a 2.421 metri di altitudine, dove gli atleti possono godere di una vista spettacolare che abbraccia l’intera isola e, nelle giornate più limpide, anche le altre isole dell’arcipelago.

Da questo punto, la gara diventa una sfida in discesa, con un dislivello negativo impressionante che porta i partecipanti dal Roque de los Muchachos fino a Tazacorte, sulla costa occidentale dell’isola. La discesa è una delle sezioni più temute, poiché le gambe già stanche devono affrontare una serie di tornanti scoscesi e terreni insidiosi. Gli atleti raggiungono la costa a circa 1.000 metri di altitudine per poi seguire una breve salita verso l’arrivo nella cittadina di Los Llanos de Aridane.

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Oltre alla gara principale, la Transvulcania offre altre distanze per partecipanti di diversi livelli: dalla maratona (45 chilometri) alla mezza maratona (24 chilometri), fino alla Vertical Kilometer, una corsa in salita su un percorso di soli 7 chilometri, ma con 1.200 metri di dislivello positivo. Ogni gara, pur avendo caratteristiche e difficoltà diverse, mantiene l’essenza selvaggia e indomita dell’isola, offrendo un’esperienza indimenticabile per gli atleti e gli spettatori.

Il disastro del 2021 ha mostrato quanto fragile possa essere l’equilibrio tra l’uomo e la natura. Nonostante i progressi tecnologici e le misure di prevenzione, di fronte alla forza di un vulcano in eruzione ci si rende conto di quanto poco controllo si possa avere. La Transvulcania, con il suo percorso mozzafiato tra montagne e crateri, è sempre stata una celebrazione del legame tra l’uomo e il paesaggio vulcanico. Ma, alla luce di quanto accaduto, rappresenta anche una riflessione su quanto quel legame possa essere precario e soggetto a cambiamenti improvvisi.

L’edizione 2024 è stata particolarmente significativa. Dopo anni di sfide, La Palma si è finalmente rialzata e ha riaperto le sue porte ai trail runners di tutto il mondo. Il percorso è rimasto intatto, offrendo la stessa combinazione di bellezza mozzafiato e difficoltà tecniche che ha reso la Transvulcania una delle ultramaratone più amate. Tuttavia, questa edizione ha un significato speciale: correre tra i paesaggi scolpiti dall’eruzione è un’esperienza profondamente emozionante. Gli atleti vedono da vicino i segni della distruzione, ma anche quelli della resilienza. Molte aree sono state ripristinate, ma le cicatrici lasciate dalla lava rimangono come testimonianza della potenza della natura.

Gli organizzatori hanno introdotto nuove misure di sicurezza, inclusi ristori potenziati e un monitoraggio costante delle condizioni meteorologiche, per garantire che la gara si svolga in totale sicurezza.

C’è un senso di rispetto e di gratitudine verso l’isola, che ha saputo risollevarsi e accogliere nuovamente questa grande sfida sportiva. Alcuni partecipanti hanno descritto questa edizione come “un viaggio spirituale“, dove il percorso non è solo una gara, ma un modo per connettersi profondamente con la forza rigenerativa della natura. La Transvulcania è molto più di una gara: è un inno alla resilienza e alla speranza, un messaggio di solidarietà verso La Palma e una celebrazione della bellezza indomabile della natura. Correre lungo la dorsale vulcanica della Cumbre Vieja non sarà mai più lo stesso, e gli atleti lo sanno bene.

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